Presa del black-bass: danni e benefici

Molti pescatori che si dedicano al bass-fishing prendono il black-bass in maniera orizzontale o verticale afferrando la parte inferiore della mascella con le mani, altri utilizzano due mani sostenendo oltre il capo, anche la coda o il corpo. Considerando le variabilità sulla presa del pinnuto, la domanda sorge spontanea: qual è la miglior presa per evitare o minimizzare danni all’apparato buccale, agli organi interni e scheletro?

Una presa corretta annullerebbe o ridurrebbe i danni, talvolta letali, derivanti da una mala gestione durante la presa, la slamatura e il rilascio. Infatti non ha senso parlare e praticare il catch & release e il no-kill se poi il pesce viene manipolato in maniera scorretta.

Un recente studio condotto in Florida sui largemouth bass ha indagato su quali sono i potenziali effetti negativi e positivi dei metodi di presa del bass, e quindi applicando metodi scientifici, gli studiosi hanno dimostrato quali sono i migliori.

Gli studiosi hanno osservato un campione di black-bass catturati e manipolati con diversi metodi di presa e hanno osservato le eventuali conseguenze insorte in termini di comportamento alimentare e mortalità.

I tre metodi di presa utilizzati sono stati:

  1. uso del boga-grip con tenuta del bass in posizione verticale
  2. presa buccale con una sola mano con tenuta del bass in posizione orizzontale
  3. utilizzo di due mani che sostengono rispettivamente testa e corpo/coda mantenendo il bass in posizione orizzontale

Sono stati esaminati 90 boccaloni con un peso compreso tra 1,8 Kg e 3,8 Kg e dopo la cattura sono stati rilasciati in vasche per osservarne il comportamento mediante telecamera subacquea. Il comportamento alimentare è stato studiato fornendo ai bass prede come bluegill e piccole carpe. Dopo 5 giorni di osservazione, i pesci sono stati trasportati e rilasciati negli stagni dove erano stati catturati per poter osservare la sopravvivenza del post-rilascio.

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I bass che sono stati manipolati con due mani sorretti orizzontalmente hanno riacquistato con più facilità e velocità il nuoto rispetto alle altre due tecniche prese in esame.

D’altro canto ci sono stati effetti negativi sull’apparato buccale nel breve tempo per quanto riguarda i bass presi con una sola mano e sorretti orizzontalmente.

L’utilizzo del boga-grip è assai pericoloso in quanto può provocare lesioni e danni permanenti all’apparato buccale del pesce. La posizione verticale, sebbene sia tenuta con le mani è meno pericolosa rispetto alla presa con una mano in posizione orizzontale, ma comunque non va fatta in quanto la circolazione corporea è contro gravità. Quindi i ricercatori raccomandano a tutti gli appassionati di bass-fishing che oltre di utilizzare le due mani e di sorreggere il bass in posizione orizzontale per ridurre e annullare il rischio di provocare danni al boccalone è bene anche diffondere e divulgare tali notizie.

Traduzione dell articolo, a cura dello Spinning Brugherio

Effects of common angler handling techniques on Florida largemouth bass behavior, feeding, and survival

Skaggs J, Quintana Y., Shaw S., Allen N. Trippel and Matthews M.

  1. Am. J. Fish. Mgmt. 37: 263-270. anno 2017.

Per saperne di più su come salpare correttamente i pesci dopo averli pescati, clicca QUI il nostro approfondimento su: uso del boga grip, guadino, presa opercolare luccio, rilascio, salpaggio e molto altro!

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Il millefoglio, la pianta acquatica che sta uccidendo l’Idroscalo di Milano

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Millefoglio d’acqua comune

Myriophyllum spicatum

Eurasian Watermilfoil

Famiglia: Haloragaceae
Il Millefoglio d’acqua comune è una pianta acquatica (e non un’erba!) nativa del continente Euro-Asiatico e dell’Africa settentrionale. Oltre a trovarlo in natura, questa pianta viene utilizzata in acquario come elemento ornante.

A causa della sua adattabilità ha finito spesso per soffocare e soppiantare le specie autoctone,  dilagando prepotentemente e provocando poi seri disagi e danni agli habitat colonizzati. Continua a leggere

Noi e Loro

Noi sono i pescatori, loro chi scrive sui giornali, molti sono professionisti, nel senso che operano con serietà altri sono legati a qualche carro e quindi devono scrivere quello che fa piacere al capo carro.  Dunque, per citare  solo i problemi legati al nostro mondo – veniamo interpellati solo quando la notizia è in qualche misura eclatante, del tipo— moria di pesci in tal fiume, oppure qualche sversamento di acidi nel famoso torrente, conseguenza pesci morti . Le notizie si fermano a queste due citate. Sarà colpa anche di chi si dedica alla pesca, cosi senza impegno, senza guardarsi attorno, dentro l’acqua del perché e del percome questi nostri amici vivono oggi più che mai in ambienti da fare schifo. Continua a leggere

Acque da salvare, posti di lavoro da creare

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I beni preziosi al mondo di oggi, ma anche quello di ieri tuttavia in misura minore, sono sostanzialmente due:  il lavoro e il bene acqua. Il primo è legata la nostra vita lavorativa e quindi il modo in cui avviene il nostro sostentamento e quindi la qualità della vita, dentro la quale vi è la salute ed il modo di vivere in maniera adeguata tramite il salario acquisito con lo stesso. Il secondo è vivo nel momento in cui l’acqua è un bene prezioso che porta vita, senza la quale non c’è vita.  Oggi trovare una occupazione è difficile  per motivi legati ad delle scelte politiche, alla divisione del lavoro, ma soprattutto al fatto che il lavoro viene spostato nei paesi dove lo sfruttamento e i bassi salari attirano investimenti e quindi fabbriche che usufruiscono di maggior guadagno sfornando merci a basso costo. Quindi il problema del lavoro nei paesi sviluppati manca e mancherà sempre di più. Allora bisogna inventarsi una nuova occupazione con quello che non siamo o non abbiamo saputo sfruttare, forse perché non crea business, oppure non si hanno le conoscenze o capacità di sfruttare fino in fondo, cioè quelle risorse che stanno sotto ai nostri occhi come  Continua a leggere

La passione salva il bass

Mattina, ore 7— in un lago della Brianza; La barca scivola lentamente sull’acqua, sfiora il muretto ed è qui che iniziamo una serie di fitti lanci che sfiorano il muro tappezzato di alghe. Il plof sull’acqua dell’artificiale fa muovere qualcosa sotto il pelo dell’elemento liquido, un grosso black scoda l’esca che sparisce. Si intravede che è enorme, ma si nota che vicino alla pinna caudale sporge un qualcosa di conosciuto…….. Continua a leggere

Il Pànace di Mantegazza: guardare, ma non toccare!

Il pànace di Mantegazza [Heracleum mantegazzianum Sommier & Levier, 1895] è una pianta erbacea che può raggiungere un’altezza massima di 7 metri, ma la si trova comunemente intorno ai 5 metri.  I fiori sono circolari di dimensioni di 50 cm di diametri costituiti da numerosissimi fiorellini di color bianco-giallastro tendente a volte al verde e si sviluppano nel periodo estivo, cioè a partire dal mese di giugno fino ad agosto.

L’arbusto è originario delle montagne del Caucaso, ma intorno al XIX secolo venne importata nel continente europeo per la sua bellezze nelle fiorescenze. Infatti l’intento era ornamentale e anche quello di attirare curiosità nei poderosi e imponenti giardini ottocenteschi. Peccano che i nostri avi importatori non sapevano della pericolosità di questa pianta.

La pànace la ritroviamo in corrispondenza dei corsi d’acqua ed è diffusa oramai in tutta la pianura Padana, compresi gli archi pedemontani e alpini. Proprio per la sua presenza lungo i corsi d’acqua e della sua pericolosità, i pescatori rappresentano le persone più vulnerabili a subire ustioni e danni a contatto con questa pianta. Continua a leggere

Pescatori: senti chi parla

Una giornata dedicata a pescare immondizia.

Sotto una pioggia leggera di primavera , con attrezzi di fortuna, qualche rastrello, e tanta volontà di ripulire le sponde del bacino ,infestate da rifiuti di ogni genere, legnaia, bottiglie vuote, alberi insecchiti rovinati dalle acque che in questi anni si sono alzate a dismisura rovinando le sponde e creando problemi alle staccionate ormai scassate . Siamo partiti togliendo dall’acqua tutti gli alberi affioranti che creano non poche difficoltà all’elemento liquido inquinandolo e provocando sedimentazione, oltre che di non bella visione del luogo. Rastrellando metro dopo metro ,raccogliendo tutto quello che un ambiente sano non deve avere. Là in fondo la Protezione Civile e ANC con attrezzi appropriati si davano da fare nel sminuzzare alberi morti segandone la  base e ammucchiandone in cataste, che successivamente verranno asportate in altri luoghi. Con sacchi si è raccolto una infinità di materiale anche in decomposizione. (Tra i rifiuti abbiamo anche recuperato un pneumatico, una batteria di un automobile, un sacco di sabbia, un barbecue tutti depositati nelle isole  ecologiche del parco). Mentre ci si dava da fare qualcuno sulle sponde si divertiva a far girare una barchetta attraverso un telecomando le ordinava di andare a destra e a sinistra , ma mai si è degnato a chiederci che cosa stavamo facendo, del perché toglievamo i rifiuti e la legnaia dall’acqua.  E qui sta il punto di riflessione. Con tutta la comunicazione fatta per sensibilizzare il popolo di pescatori, nessuno si è messo nell’animo nell’intervenire – forse se si sarebbe potuto pescare nel pomeriggio, forse in molti si sarebbero accorsi -. Non appena si è pubblicato un post che annunciava che la pesca si aprirà entro il 2017 – forse è d’obbligo – , subito in molti si sono svegliati dicendo “speriamo” , “in che modo” “quando” , “perché”. Tutto e niente caro pescatore che fino a ieri ti sei fregato di discutere, di partecipare e quindi di apportare il tuo, il vostro contributo. Sarebbe stato significativo, avremmo ripulito nel meglio il laghetto, si sarebbe dato una svolta alla solita prassi di malavogliosi nell’operare e soprattutto di essere organizzati ,cosi come lo sono chiunque professi fedeltà al suo hobby preferito. Ma noi no, noi siamo professori a insegnare cosa devono fare gli altri e basta. Tante parole, ma in realtà chi si è mosso veramente, sono coloro che hanno aperto una fase, che ora si è chiusa con la pulizia del laghetto e le sue sponde. Eravamo  convinti che si doveva fare e appena si è presentata l’occasione non l’abbiamo lasciata sfuggire. Ora si aprirà la seconda fase ,quella più importante, e cioè quella di collaborare tramite l’Assessore e l’Ittiologo nel preparare tutto ciò che servirà per ripartire con la pesca che non sia una cosa raffazzonata, ma che sia ben gestita da parte del Comune sotto la guida della scienza attraverso la conoscenza del luogo  da parte dei pescatori . Se non  ci diamo un minimo di organizzazione come sarà nel contesto globale e funzionale, la cosa farà in fretta a scemare e li potrà diventare un guazzabuglio come lo furono gli anni orsono.  Qui vogliamo ringraziare il Sindaco Marco Troiano e l’Assessore Marco Magni che in questi anni – anche se dobbiamo riconoscere a volte fatte di contrasti accesi- che non hanno mai tralasciato il problema. Un plauso anche a chi non si è mai stancato di portare a conoscenza il problema anche con polemiche, e forse senza questi oggi non saremmo qui a sperare e sconfessare che tutto ciò che si faceva era inutile ,tanto la pesca a Increa non sarebbe più decollata.

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Gestione e cura degli ambienti acquatici

Per gestione della vegetazione in alveo si intende, dove è necessario, una corretta e appropriata manutenzione,ossia rimuovere e sistemare la vegetazione presente lungo le sponde del fiume mantenendo quanto più possibile inalterato le diverse funzioni da essa svolte.

Noi pescatori siamo chiamati in causa per primi, perché abbiamo tutto l’interesse ad avere fiumi e torrenti piacevoli da fruire, con l’acqua pulita, e ricchi di pesce, e la presenza di alberi e arbusti sulle rive è importante mantenerli in questo stato oltre che dovere morale ed etico, insito nel nostro hobby, anche a garantire un ambiente idoneo per la salvaguardia dell’ambiente acquatico. Continua a leggere

Quo vadis Adda?

Carlo  Recalcati era ed è un pescatore a tutto tondo, nel senso che spaziava dalla pesca con il galleggiante, a mosca, e come dice lui a cucchiaino. Ma la sua pesca preferita era da sempre la caccia alla Trota Marmorata – sia con il morto sia con il pesce vivo. Oggi che il suo fiume preferito l’Adda non da più i risultati di un tempo, quando di trote chiamate “mamme” guizzavano nel blu cupo del fiume. Sui raschi, vicino ai famosi piedi di terra — ossia dove l’acqua faceva un salto per opera del ghiaione sconnesso. Oggi di quei magnifici salti ne son rimasti pochissimi e, le trote ,le poche che son rimaste ,le devi scovare nei pochi fondoni scavati dalle rare piene del fiume. Anni fa, mi fermavo a discutere con lui fino a notte inoltrata, discutevamo di come era a quel tempo il fiume, le famose pescate che si facevano, i salti del pesce che andava in caccia all’imbrunire. Continua a leggere

Quella sera sull’Adda

Da diverso tempo, con l’amico Marco peschiamo di mattino o al pomeriggio. Con  l’avvenuta primavera e l’aumento della temperatura, i sopraggiunti impegni di lavoro avevamo deciso di prenderci qualche ora di pesca dopo la giornata lavorativa.

Così una sera, in un orario in cui il traffico andava via via smaltendosi, ci siamo diretti sulla provinciale che conduce al fiume Adda; in meno di mezzora eravamo nei pressi del fiume.

Abbandonato il piccolo paese, ci siamo incamminati nella stradina che conduceva direttamente alla riva del fiume. La giornata era un poco ventosa, con nuvole che si dirigevano verso sud, una schiarita e subito dopo un altro nuvolone, con scrosci di pioggia.  Con abiti anti-pioggia, montiamo le canne facendo passare il filo negli anelli della canna. Attacchiamo al finale del filo il solito pesciolino finto autocostruito, sui quaranta grammi; solo con tale grammatura si riuscirà a sondare il fondo del fiume, un fiume impetuoso e difficile per la sua naturale costituzione, pieno di anfratti e nascondigli sicuri per le grosse trote selvatiche. Continua a leggere